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Frida Kahlo

Biobble n h-96
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Artiste-Peintre mexicaine


Born on 6/7/1907
at Coyoacan (Mexico)
Deceased on 13/7/1954
at Mexico (Mexico)

Author
Marie-Claude Borin

Date created 18/4/2007
Last updated on 12/12/2007



Biografia di Frida Kahlo - Parte I

   


biografia in italiano

1910
Ora, non credete agli atti ufficiali che mi dichiarano nata il 6 luglio del 1907. Le scartoffie sono roba da gringo. Io, la messicana, la meticcia, non ne ho affatto bisogno per sapere la mia data di nascita.
Sono venuta al mondo nel 1910, nel cuore del villaggio di Coyoacan, nello stesso momento in cui il mio Paese rinasceva, con lo scoppio della rivoluzione. E se volete una prova di quello che scrivo, sentite un po’ il nome che mio padre, un immigrato tedesco, mi ha dato: Freiheit, in tedesco, freedom in inglese, io mi chiamo Frida, libertà!
1915
Ho 8 anni! (No, non provate a contare: gli Aztechi sono stati tra i primi a fare il calcolo degli anni e ad impostare dei calendari, perciò non posso sbagliarmi). Ho 8 anni e la sfortuna arriva già a colpirmi, con la poliomielite, che mi lascia la gamba destra atrofizzata. Così divento Frida la zoppa, Frida la storpia. Ma non ha importanza, se le mie gambe non possono ballare la sanduga, riuscirò a far adattare la sanduga al ritmo dei miei passi.
1922
La storpia ha fatto strada e mi ritrovo ad essere una delle poche ragazze del Messico, che riesce a vincere il concorso per entrare alla Preparatoria, la grande scuola della capitale. Ed è lì, che vedo per la prima volta LUI: il Mostro, il Pittore: Diego, Diego Rivera. Dipingeva uno dei muri dell’anfiteatro Bolivar, accanto ad una delle sue modelle preferite, Carmen Mondragon. Sulle mie gambe tremolanti (maledette gambe, sempre loro), sono riuscita soltanto ad urlargli ironicamente: “Sta attento, Diego, arriva Lupe, tua moglie!”. Quando avrei dovuto soltanto dirgli: “Sta attento, Diego, sono arrivata io, Frida!”.
Mi ha notato a stento, ma lo giuro davanti a chi vuole ascoltarmi, che in seguito sarei stata io a portare in grembo suo figlio.
17 settembre 1925
Precisione incisiva della data, crudeltà dei fatti. Il mio destino vacilla. Il simpatico torpedone nel quale sono salita ridendo, al braccio del mio ragazzo di allora, non arriverà mai a destinazione. La mia colonna vertebrale, i miei fianchi, la mia gamba sinistra (quella sana, ironia della sorte!), tutto schiacciato, la pancia e la vagina perforate durante l’incidente.
Giallo sole, bianco acciaio, nero dolore, rosso sangue…I quattro colori dei punti cardinali degli antichi Maya sono là, presenti per celebrare la morte di Frida la Spensierata.
1926
Alla fine di lunghi mesi d’agonia, una rinascita…Sono inchiodata al letto, incapace di tenermi in piedi, crocifissa dal dolore e dallo sconforto. Mia madre, che era stata pittrice, sistema sopra il mio letto un grande specchio e divento così la mia stessa modella. Quello che le gambe mi rifiutano, me lo danno le mani: l’evasione. Passo attraverso lo specchio e mi allontano da quella prigione di letto, mettendomi a dipingere, dipingere, dipingere…È nata Frida l’Artista.
1928
Messico, ancora e sempre in effervescenza. Per quante crisi il mio paese attraversi, io voglio credere lo stesso ai cambiamenti. Mi avvicino ai simpatizzanti comunisti e frequento i rifugiati politici. Tra di loro, c’è la mia amica Tina Modotti. Lei è giovane, bella, libera. È fotografa, come mio padre, e nessuna come lei, ha saputo fotografare il mio paese. Stasera alla festa organizzata da Tina, rincontrerò Diego, diventato scapolo. Non ci penso nemmeno a farmi ignorare anche stavolta! Mi dice che ho la faccia da cane, io gli rispondo che assomiglia ad un rospo. Ma mi promette di passare a casa mia per vedere i miei quadri.
21 Agosto 1929
Festeggiamo “Il matrimonio dell’elefante e della colomba” come lo definisce mio padre. Il mio sposo è troppo grosso, troppo vecchio e troppo brutto per me. Ma io me ne infischio. È Diego e il mio sogno diventa realtà. Del resto, alla fin fine, non siamo una bella coppia? Basta guardare il ritratto che ho fatto qualche mese dopo, per giudicarlo: io, piccolina, nel mio vestito verde da india, con il mio scialle rosso, lui, grande e grosso, con la tavolozza da pittore!
1930
A Cuernavaca, da Diego, scopro il Messico rurale, quel Messico che mi assorbe, poco a poco, fino al modo di vestire. Abbandono definitivamente i miei rigidi abiti da rivoluzionaria, per le gonne larghe e colorate delle indias dei mercati. E quei vestiti, come una seconda pelle, diventano il mio segno di riconoscimento. Dipingo di meno ma sono felice, fino a quando una prima falsa gravidanza interrompe la serenità di quel soggiorno.
Novembre 1930 – Dicembre 1933
Viaggio in Gringolandia. Seguo Diego a San Francisco, New York, Detroit e nuovamente New York. Non mi abituo a nulla. Mi sento smarrita in questo paese straniero, con i miei vestiti troppo vivaci e il mio linguaggio troppo schietto. Il ritratto “Tra due mondi” rappresenta degnamente questa lacerazione.
Il mio folle progetto di avere un altro bambino fallisce tragicamente, con una seconda falsa gravidanza, mentre laggiù in Messico, mia madre muore. Ancora una volta, esorcizzo il dolore nella pittura, che si fa più violenta. Ogni ritratto racconta ormai una storia.


(continua nel dossier Parte II)


     

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