
Biobble n h-61
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Grand Personnage Populaire
Expert es-Cadeaux
Born on 6/12/1860
Date created 10/11/2006
Last updated on 12/12/2007
Biografia in italiano
1 gennaio 1900
Il veglione di capodanno con il suo strascico di risate, musica e fischi, risuonano ancora impetuosamente nella testa di Nicola, che si alza con il piede storto e con le idee alquanto confuse. Ad occhi quasi chiusi, si dirige verso il bagno per sciacquarsi il viso. Nulla, nessuna sensazione…molto strano! Ancora addormentato, impugna il rasoio, ricordo di suo padre, e decide di tagliarsi la barba – eccezionalmente bianca per i suoi quarant’anni – che gli dà un grande prurito alle guance…Tuttavia è così frastornato, che non riesce neppure a lamentarsi.
2 gennaio 1900
Sono le 12 e con immensa pigrizia, Nicola si trascina verso il letto. Suonano alla porta e di colpo s’affretta a rispondere. Il pastore, tutto sorridente, si pulisce gli stivali sull’uscio: sta raccogliendo dei fondi per rinnovare le vetrate della parrocchia. Nicola è al verde. Il pastore comincia a borbottare e Nicola gli chiude la porta in faccia.
3 gennaio 1900
In preda agli interrogativi, Nicola perde il sonno: la barba che pensava di aver raso la sera prima della vigilia di Capodanno, si rinfoltisce sempre di più e sempre più bella, ma disperatamente bianca. Armato di pennello e lametta da barba, Nicola affronta la sua lussureggiante peluria facciale.
4 gennaio 1900
Nicola si alza in ottima forma, con una pelle fresca e morbida come una pesca, e una carnagione che lo fa sembrare quasi ringiovanito, se non fosse per la maledetta barba che gli cresce senza tregua. La notte precedente ha fatto un sogno molto strano, pieno di folletti che sfoggiavano dei deliziosi cappellini rossi corredati da campanellini dal suono festivo. Ma non ha importanza, perché l’unico pensiero di Nicola è rasarsi per essere presentabile agli occhi di Mina, che sta aspettando per gli auguri di Capodanno. La cara Mina…
5 gennaio 1900
Giornata storta per Nicola. I folletti sono tornati anche la notte passata e il tintinnio dei loro campanellini gli è diventato davvero insopportabile. Come se non bastasse, ha ancora in mente, la faccia stupita e beffarda di Mina che ha riso di lui la sera prima, sottolineando le generose rotondità guadagnate durante le feste. Brontolando sotto la barba, Nicola ritorna a letto. La barba?
6 gennaio 1900
I folletti, la barba, la ciccia, cos’altro ancora? È una mattina è atrocemente difficile per Nicola, soprattutto perché non riesce più a vedere nulla. Deve correre urgentemente a procurarsi degli occhiali, per fare il punto sugli strani eventi che turbando la sua vita, normalmente tranquilla.
7 gennaio 1900
Con il suo metro e ottanta, i suoi 100 chilogrammi, e la barba fin all’ombelico, Nicola vaga per le linee della metropolitana parigina ancora in costruzione, attraversando in lungo e in largo i labirinti sotterranei da Saint-Denis a Saint-Augstin, a Saint-Lazare, agli altri. Che gli succede? Si sente bene, ma avverte anche che c’è qualche cosa che non quadra. Tutti questi fatti devono avere un significato – ne è certo – e pensa che forse troverà una risposta in una chiesa.
14 gennaio 1900
Una settimana intera è passata e Nicola alla fine, non ha trovato nessuna chiesa. Sono tre giorni che non vede ormai nessuno. Ripensa al tempo sprecato inutilmente: ora, di fronte all’ansia di trovare una risposta, è diventato un rimpianto. Una spugna inzuppata della sua pigrizia sembra ora asciugarsi sotto i suoi occhi.
15 gennaio 1900
Fa freddo, terribilmente freddo. Nicola si avvolge nella sua gigantesca barba. Non ha né fame né sete. Il suo spirito dipana poco a poco la coltre d’ignoranza nella quale aveva vissuto finora. I binari del metrò sono spariti da tempo e Nicola cammina ormai su un tappeto di ghiaccio sottile che si sviluppa sotto i suoi piedi e che scricchiola dolcemente sotto il suo peso.
16 gennaio 1900
I muri che lo circondano sono di un biancore sfolgorante e all’interno regna un’atmosfera serena. Il freddo ha smesso di essere mordente, al contrario, è diventato dolce e mite. Nicola, seduto su una sedia scolpita, contempla un’elica alta come un palazzo che domina la stanza e che produce un venticello stranamente rassicurante. Alla parete c’è una rotella dentellata, numerata da uno a cinque, e sotto vi sono due simboli disegnati: una goccia e un fiocco di neve.
17 gennaio 1900
Nicola ha esplorato interamente tutte le stanze. Pare che il complesso sia formato da cinque piani identici. I soli punti di passaggio per accedere ai piani inferiori sono le buchi nel pavimento di ghiaccio trasparente. Non essendoci altra uscita, se non quella imboccata all’andata, il povero Nicola, disilluso, finisce per assopirsi un angolo dell’ultimo piano.
(continua nel dossier Parte II)
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